Posizionamento dei siti web: consigli utili per non perdere la bussola

I fattori di classificazione di Google secondo SEMRush (www.semrush.com)

 

Pare stia facendo discutere un recente studio pubblicato da SEMRush , società americana specializzata nel fornire strumenti di posizionamento di siti web, che ha cercato di mettere ordine tra i parametri più importanti che attualmente assicurano la visibilità ad un sito web.

Gli utenti di norma non se ne accorgono, ma Google – e a seguire anche gli altri motori di ricerca – aggiorna ogni tanto l’algoritmo di estrazione dei possibili risultati e chi non si adegua con i migliori accorgimenti rimane indietro nel posizionamento sul web.

Se un tempo che sembra tanto lontano – inizio anni ’10 – erano ancora parametri particolarmente tecnici a farla da padrone, ora gli aspetti che l’algoritmo di Google va ad indagare si sono spostati sempre più sull’esperienza dell’utente; ecco infatti che l’algoritmo diventa “semantico”, ovvero tiene conto non solo di ciò di cui parla il sito, ma cerca di identificarlo e di associarlo ad una categoria di contenuto, rilevando anche dagli altri siti simili le parole “contigue”, cioè che accompagnano i concetti chiave che sono ricercati più spesso dagli utenti.

Secondo SEMRush nel loro “Ranking Factors Study 2.0“, infatti, il parametro preponderante per un buon posizionamento del sito è indiscutibilmente il numero di visite alle pagine che fanno parte del dominio, così come la durata della visita dell’utente e il numero di pagine visitate; mentre altri parametri, più legati ai tecnicismi dietro le quinte delle pagine web sono scivolati verso il fondo della classifica. Tra essi, le keywords, ovvero le chiavi di ricerca che sono al centro del SEO – Search Engine Optimization, ovvero l’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca.

Un’affermazione questa che ha destato scalpore, ma la spiegazione è molto semplice. Con la veloce espansione dei social media nel web, è evidente che la ricerca di contenuti non passa più solo attraverso i motori di ricerca, ma si realizza direttamente nell’ambito degli interessi degli utenti, che anche tramite i social media ricercano – seguendo pagine e profili di interesse – contenuti e informazioni. Un link inserito in un post e poi condiviso su Facebook, Twitter o Instagram è reso in questo modo visibile e può ricevere visite, con il vantaggio che il pubblico si autoseleziona in base all’interesse. Magari pochi, ma sicuramente buoni. E se dopo tutto sono le visite a determinare in modo preponderante il posizionamento su Google, è evidente che le chiavi di ricerca – pur essendo importanti – passano in secondo piano.

Cosa fare allora? Non ci sono scorciatoie: occorre concentrarsi sui contenuti, che devono essere chiari ed interessanti almeno per il pubblico target, e inoltre essere distribuiti nella rete in punti dove sappiamo di poter trovare il nostro pubblico potenziale. Nei social media e anche all’interno di altri siti tramite link.

Noi di Vendere 2.0 ricordiamo sempre alle nostre aziende clienti che anche il posizionamento di un’azienda su internet deve essere all’interno di una strategia aziendale coerente, che non riguarda solo il web marketing, ma tutta la comunicazione aziendale e le azioni commerciali. Occorre fare le azioni giuste per l’azienda, che siano efficaci e ben studiate, scegliendo gli strumenti più adatti e maggiormente sostenibili anche da un punto di vista economico.

 

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