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di chi possiamo fidarci

Merce rara, la fiducia.

Un tempo, e forse per certi prodotti ancora oggi, i mercanti facevano viaggi infiniti lungo i continenti per trovare merce rara, che, differenziandosi dalle altre, potesse ottenere l’attenzione dei potenziali acquirenti e di conseguenza il loro denaro in contraccambio.

 

Oro, argento, pietre preziose perché rare e difficili anche da estrarre; oppure tessuti unici, fatti a mano; o ancora cibi tipici introvabili in alcuni Paesi, o altri oggetti prodotti in modo unico, con tanta fatica e tanta cura. Chi truffava l’acquirente proponendo delle “sole” era presto emarginato e bollato come ciarlatano: poteva fare qualche vittima, ma la solidarietà delle società del tempo, abituate ad autoproteggersi, riusciva spesso nell’intento di “rovinargli il mercato” diffondendo la cattiva reputazione del soggetto.

Oggi, in un mondo in crisi rispetto a un modello di vita fatto anche di un’esagerazione di merci che richiede peraltro molto denaro per essere alimentata, in cosa consiste la “merce rara”?

Cosa può essere davvero in grado di attirare l’attenzione di un cliente potenziale?

Negli ultimi anni i mercati hanno accumulato belle e brutte copie di qualsiasi cosa.

Si può viaggiare a qualsiasi cifra. Si può rimanere connessi 24 ore su 24 con tutto il resto del mondo con un budget affrontabile almeno nei Paesi occidentali e anche in altri in via di industrializzazione. Si può scegliere secondo quale cucina pranzare o cenare indipendentemente dal luogo in cui viviamo. Quando si tratta di acquistare un prodotto o un servizio disponibile da più fornitori, abbiamo persino imparato in qualche caso a confrontare più proposte e a trattare per il miglior prezzo.

Facciamo sacrifici per ottenere cose che in fondo anche tante altre persone hanno, quasi niente ci rende “particolari”, perché l’obiettivo è di essere il più possibili uguali alla massa o almeno al proprio gruppo di riferimento.

Se questo modo di vivere non ha annientato del tutto la nostra capacità di scegliere, l’unica cosa che ormai ci sorprende e ci attira è la fiducia: quel legame tutto particolare che si instaura quando tra chi vende e chi compra scatta una sorta di patto implicito che fa corrispondere l’uno alle aspettative dell’altro.

Di chi ormai possiamo più fidarci?

Se questa crisi ha fatto dei danni, c’è anche un certo impatto psicologico che fa sì che si possa sempre sospettare di qualche imbroglio o nella migliore delle ipotesi di qualche mancanza di rispetto alla quale saremo soggetti, prima o poi, nel rapporto con chi ci vende o ci acquista qualcosa (e mettiamo in questa controparte anche le istituzioni, che necessitano ormai di riconquistarsi i cittadini per essere ritenute credibili).

Facendoci un esame da acquirenti, quanto saremmo disposti a pagare per trovare qualcuno di cui poterci fidare?

In che misura la fiducia rientra tra i nostri requisiti di scelta quando si tratta di affidare un controvalore a qualcuno per ottenere un oggetto o un servizio?

La fiducia è una merce rara da ricercare sul mercato oppure ci accontentiamo del minor prezzo?

Conosci i meccanismi di funzionamento della tua azienda?

Spesso la performance della tua azienda è in pareggio e qualche volta, nonostante l’impegno e le energie profuse, ti ritrovi con il bilancio in rosso. Come fare per capire perché?

La tua azienda è fatta di ingranaggi. Ogni componente del tuo business è un ingranaggio: il prodotto, l’approccio alla vendita, il posizionamento nel mercato, le relazioni interne ed esterne all’azienda, i costi fissi e variabili… Tanto per nominarne alcuni.

I fattori di successo o insuccesso dipendono dal funzionamento di ogni singolo ingranaggio. La consapevolezza del meccanismo con cui gira la tua azienda o la tua attività rende possibile trovare le soluzioni adatte per migliorare il risultato e renderlo soprattutto governabile.

Come fare per governare la tua azienda con la consapevolezza necessaria?

Occorre fare una fotografia del meccanismo attuale ed individuare punti di forza e di debolezza, per poi passare alla fase di miglioramento e messa a punto di un nuovo meccanismo.

Per fare questo, il team di Vendere 2.0 è a tua disposizione. Nella routine della quotidianità è impossibile effettuare queste analisi internamente. Un occhio esterno serve anche a definire con più imparzialità le problematiche da affrontare per portare la tua attività al passo del mercato di oggi.

Potenzialità e consapevolezza: un percorso da approfondire.

Capire di quali ingranaggi, leve e dinamiche è formato il proprio business è la chiave principale, nel mondo economico di oggi, per capire dove portarlo.

Tante intorno a noi sono le piccole o medie realtà nate da un saper fare, un produrre qualcosa. Nei decenni passati, in tempi più prosperi, era sufficiente individuare il filone giusto per potersi inserire con un’attività e il raggiungimento del successo, sebbene richiedesse denaro, impegno e costanza, era abbastanza accessibile.

Ora il mondo è cambiato: per stare sul mercato non solo occorre sapere cosa esso richiede; spesso serve proprio un cambiamento di obiettivi per poter permettere alla propria attività di continuare.

Ciò che un imprenditore deve riuscire ad ottenere allora è la consapevolezza delle potenzialità della propria azienda, così come dei suoi limiti, e dei “patrimoni nascosti” in termini di presenza sul mercato, di riconoscimento del brand o del servizio riconosciuto negli anni, di rete di contatti, di punti di forza sui quali poter ricostruire una nuova posizione di mercato.

Nel flusso dell’impegno quotidiano, e da un punto di vista interno, è difficile potersi fare un quadro realistico in autonomia. Per questo è necessario l’aiuto di una squadra di esperti che possano supportare l’analisi con occhio critico e fornire uno scenario reale dell’azienda e di ciò che il suo mercato di riferimento prospetta.

Vendere 2.0 è qui per questo: mettersi di fianco all’imprenditore per fare un’analisi serena e dettagliata di marketing strategico, ovvero di ciò che rappresenta il valore dell’azienda e di come questo valore può essere meglio comunicato, reso più redditizio o completamente reinserito in un mercato diverso.

Esservi d’aiuto per noi è un piacere, perché crediamo che le aziende italiane abbiano tutte le capacità e il diritto di poter tornare sulla cresta dell’onda dei propri mercati.

…aggratis, no grazie!

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Viviamo in un’epoca low cost.

Non solo per il fatto che internet ha contribuito a velocizzare e rendere più facile la nostra vita sotto tanti aspetti, ma anche perché ha permesso di ridurre i costi di tante operazioni che un tempo dovevano essere pagate a più alto prezzo.

Tutti contenti quindi? No.

 

Vivendo un abbassamento generale dei prezzi medi di mercato nella maggior parte dei settori – ma non del costo della vita – sembra che tutto debba costare di meno. In realtà il low cost non si può applicare a tutto. Ci sono arti e mestieri, e soprattutto qualità di lavoro, di esecuzione, di servizio al cliente e di materiali, che è giusto pagare, laddove se ne è capaci di dimostrare il valore.

Pare però che in molti non siano ben coscienti di quanto costa il pane, un metro quadro di casa nel nostro Comune, un pieno di carburante, il tasso di interesse: come si può quindi essere capaci di stimare il valore di un’ora del tempo di un professionista?

Considerando che è con questo che abbiamo quotidianamente a che fare, è proprio sul nostro valore e sulla sua corretta espressione che dobbiamo puntare.

Il nostro Paese ha vissuto decenni di benessere e di grande attrazione economica basati sulla svalutazione della nostra vecchia valuta. Ora non è più così, ma sembra proprio che l’idea di svalutazione, di poca attenzione alla valutazione di qualsiasi cosa ci passi sotto il naso ci sia rimasta appiccicata addosso.

Prima di tutto occorre chiedersi: possiamo realmente servire qualunque cliente?

Anche quelli che non sembrano essere in grado di giudicare il valore di quello che facciamo?

Per esperienza diretta, dico: assolutamente no. A meno che non si differenzi il servizio o l’attività anche in base a questo parametro, offrendo qualcosa a valore ridotto a chi non è capace di godere del vero valore del nostro lavoro.

Ecco perché occorre conoscere bene il mercato a cui ci rivolgiamo anche sotto questo aspetto. E se decidiamo che la nostra differenziazione passa per la qualità del lavoro che offriamo, allora sarà il caso di cambiare il nostro target.

Vendere 2.0 ti supporta in queste analisi e ti aiuta a riconoscere il valore del tuo lavoro e posizionarlo nel modo giusto nel tuo mercato

Serve aiuto?

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